venerdì 30 marzo 2012

風が桜を吹き抜ける Kaze ga sakura o fukinukeru

Mi sento sollevato. Finalmente posso respirare. Anche se non credo che l'esame sia andato benissimo. Pazienza.
Continuo a guardare fuori. I cigliegi ormai sono tutti in fiore: la mattina, quando soffia un alito di vento, i petali bianchi cadono come fiocchi di neve roteando nell'aria. E' davvero bellissimo. Chissà che bello spettacolo si potrebbe vedere in Giappone in questo periodo. Vorrei tanto andarci un giorno...

Pensando ai fiori di cigliegio ho ricordato una bellissima poesia tedesca di Barthold Brockes:


 Ich sahe mit betrachtendem Gemüte
Jüngst einen Kirschbaum, welcher blühte,
In kühler Nacht beim Mondenschein;
Ich glaubt', es könne nichts von größrer Weiße sein.


"Vidi con la voglia di osservare, poco tempo fa un cigliegio che fioriva, in una notte fresca al chiaro di luna. Pensai che niente potesse essere più bianco."
La poesia ovviamente continua, descrivendo 'albero in tutta la sua bellezza.

Ho avuto un periodo di smarrimento, probabilmente per l'esame di oggi. Ma finalmente sono tornato in sintonia con il mondo. Che bella sensazione sentire di appartenere a ciò che ci circonda.
Mi sento talmente bene, che ho disegnato. Di solito non trovo l'ispirazione. Ho disegnato un angelo che guarda verso l'alto, gli occhi chiusi. Un mio compagno ha chiesto "Ma se disegni così bene, che ci fai a lingue?". Un bel complimento, ma l'arte non è la mia via.

Anche l'arte, come la musica, è bella in se. Esprime le emozioni dell'artista ed è in equilibrio con la natura. Un simbolo di creatività e sensibilità. Ovviamente alle volte non sembra affatto così, ma secondo me ogni artista vuole esprimere qualcosa, anche se l'arte moderna sembra forse troppo astratta per molti.
Mi piacerebbe capire gli artisti. Capire perché hanno dipinto solo forme geometriche o perché hanno deciso di dipingere un quadro enorme usando solo punti di colore. Mi affascina questa cosa. L'arte è un'altra creazione dell'essere umano che trovo sia pura. Non buona o cattiva. Solo pura. Per questo sia l'arte (o meglio, il disegno) e la musica mi appassionano tanto. Alle volte mi manca solo l'ispirazione.

Vorrei trovare la ricetta dell'ispirazione. Mi servirebbe proprio un "sucus inspiratione", una "ciambella ispiratrice" o qualcosa del genere. Così finalmente avrei voglia di essere creativo. O per precisare avrei la voglia di fare il creativo, visto che la voglia di esserlo ci sarebbe in fondo.
Adesso che sono in "standby", per così dire, posso dedicarmi però finalmente al mio romanzo. Non spero di leggere qualcos'altro che libri dell'università, ma almeno scrivere...



La cosa bella (e brutta allo stesso tempo) di una storia è che mi viene in mente a pezzi: alle volte ho un finale spettacolare, un inizio fantastico, una scena di combattimento esilerante, un dialogo romantico. E scrivere queste parti è facile come bere un bicchiere d'acqua. Il problema è come collegare il tutto con altre parti della storia... come arrivare da una città all'altra? Come far capire al personaggio che deve andare dove deve, per attivare l'evento clue del capitolo? Di solito sono questi passaggi che smorzano la mia buona volontà di scrivere. Infatti non ho mai finito una storia. Iniziate ne ho tantissime invece e devo ammettere che sono scritte bene, idee originali. Ne sono fiero, lo ammetto. Però è triste che l'unica mia storia conclusa sia stata una fanfiction sui pokemon, scritta quando avevo dodici anni...


Ho bisogno di magia. Di qualcosa che mi accenda dentro le idee, qualcosa che faccia saltare i blocchi di pietra che intralciano il cammino della storia. Ma il mio nuovo romanzo non ha nemmeno un titolo. Solo nomi di personaggi e una vaga struttura. Il problema forse è anche il mio vocabolario limitato. Che cosa ci posso fare? Sono cresciuto nella Svizzera tedesca, ovvio che il mio italiano non sia quello di Petrarca e Tasso, che scrivevano soavi parole in lode alla donna.
Ma un passo dopo l'altro credo di riuscire a scrivere qualcosa. Spero però in un colpo di fulmine. Intanto lascio volare l'aquilone verso le nuvole tempestose della mia mente.

giovedì 22 marzo 2012

春風 Harukaze

Finalmente è primavera! Ormai il sole è già sorto quando esco di casa, un fatto inequivocabile che i giorni si stanno allungando.

Negli ultimi giorni ho passato un periodo di depressione. Sia artistica che fisica. Forse sentivo il cambio di stagione. Probabile, visto che ieri ha smesso di piovermi addosso. Comunque sia non avevo voglia di fare niente, di pensare a niente, di mangiare niente. Però soprattutto l'ultima cosa non era totale. E come si fa a non pensare? Alle volte vorrei davvero sapere come si spegne il cervello per un po'. Mi sentirei davvero meglio...
La cosa brutta, anzi orribile, di questa mia depressione è il fatto di non trovarne un motivo valido. Non è morto nessuno, la mia pianta di pomodori cresce rigogliosa (la dovrò trapiantare) e il tempo comincia a essere meno nuvoloso. E in più sono fioriti anche i ciliegi. Meglio di così? Eppure mi è bastato non sentire la persona che più amo al mondo per farmi andare in tilt. Sono finito in quel vortice di emozioni che si susseguono. Tristezza, rabbia, amore, abbandono, voglia di solitudine. Sospiro. Almeno adesso sto meglio. Sento ancora una presa al cuore, una sensazione spiacevole, ma che almeno fino a venerdì sera non passerà. O almeno credo. Dovrebbe. Spero.

Ultimamente si sentono tanti cinguettii. Non so quale sia l'uccello che fischia come un umano e poi cinguetta come un telefono, ma continua a svolazzare intorno alla casa. Ma neanche la primavera mi ha portato un lavoro. Almeno fin'ora. Solo qualcuno che credo io sia un "extracomunitario" e vuole che venda prodotti all'aloe. Gentile, ma... no grazie. Preferisco lavorare in negozio. Non mi fido di questa cosa della vendita. Troppo bello per essere vero, troppi guadagni. Troppo aspetto da bufala grande e grossa.

Sto tornando ad amare la musica classica. Avevo dimenticato questa mia passione per una delle poche cose che l'uomo non può (ancora) usare come armi. Vorrei tanto riprendere pianoforte o anche violino. Ma c'è quel piccolo problema che ho citato sopra...

Avevo scritto già una volta (non in questo blog) sulla mia "relazione" con la musica. Per me la musica è una componente fondamentale. Se dovessi decidere tra l'abbandono della vista o del udito, sceglierei la prima. Meglio non vedere i colori che non sentire il fruscio del vento. Il cuore vede meglio degli occhi. Ironia della sorte porto gli occhiali e ho un timpano perforato, quindi non vedo ne sento bene. Che sfiga.
La musica oggi è diventata un prodotto, una "cosa" da vendere, comprare, impacchettare, smontare e rimontare. Un "oggetto". E questo non riesco a capirlo. Secondo me la musica deve essere libera da tutto e da tutti. Un cantante infatti è un vero cantante solo agli inizi, quando canta quello che vuole. Poi verrà impacchettato, ristretto, dipinto, incastrato. Canterà quello che vogliono gli altri. Quello che vende meglio. Quindi è venduto. Ed è un grande peccato, molti sono coloro con una fantastica voce che però finiscono con il diventare troppo commerciali. Così va il mondo di oggi.

Tornando alla musica. E' un piccolo miracolo, trovato (come molte altre cose) per caso. La musica è intrinsecamente bella. Il suono di un pianoforte, il canto di un'arpa, la melodia di un violino, il rombo dei tamburi. Senza parole si riesce a comunicare. La musica è arte. La musica è anima.

Ricordo che da piccolo la maestra di religione ci chiese di chiudere gli occhi, ascoltare la musica e pensare a Dio. Poi dovevamo disegnare sul foglio quello che abbiamo immaginato.
Sarà che non avevo capito che dovevamo disegnare "il volto di Dio", sarà che per me Dio non ha mai avuto volto (per non parlare di ciò che credo adesso), ma io fui l'unico a non disegnare un uomo con la barba e gli occhi spenti.

Non ricordo quale pezzo musicale  avessi sentito, ma ricordo benissimo cosa ho visto e poi disegnato. La musica era triste, spenta. Nella mia immaginazione vidi un grande albero morto su una collina di terra arida e crepata. I violini cominciarono a giocare, le note a volare. Nella immaginazione del mio Io bambino vidi un arcobaleno volare verso l'albero, avvolgerlo dolcemente per poi sparire in lontananza. Ciò che era morto e secco, era tornato a nuova vita. La collina era verde e sul grande albero erano tornate le foglie scure.
La maestra quindi vide che ero l'unico che non vedeva Dio come un "essere umano" ma come una forza senza volto. Ne rimasi imbarazzato ma anche fiero.

Adoro la musica e chi la suona. Chi riesce a suonare uno strumento mettendo nelle note un pezzo del suo cuore, trasmettendolo a chi ascolta. Senza musica mi sentirei davvero perso.

venerdì 16 marzo 2012

朝風 Asakaze

Oggi il cielo è celeste. La luna calante ancora si intravede nell'azzurro mentre un grande sole rosso si alza a est.

Ancora sono all'università. Dopo c'è letteratura inglese. Per poi finire con il laboratorio di letteratura italiana. E domani è il mio compleanno.
Mi piace la letteratura. E leggere, ovviamente. E' incredibile come la nostra mente riesca a trasformare le parole scritte in immagini. Anche se stai leggendo, il tuo cervello trasforma tutto in un "film". Immagini, colori, suoni, sentimenti. Riusciamo a sentire tutto soltanto leggendo il contenuto di un testo. L'immaginazione è una cosa straordinaria! Dobbiamo solo pensare a qualcosa, ed ecco che il nostro cervello, attivando i neuroni giusti, riesce a "percepirlo". Anche se non "sentiamo" niente, nel senso proprio della parola. Secondo me ci sono ancora tanti misteri nella mente umana. Forse troppi. Forse non capiremo mai del tutto il nostro essere. Forse è proprio questa nostra caratteristica che ci rende talmente incomprensibili gli uni agli altri.

Alle volte mi sento "le ali". Sento proprio di avere un bellissimo paio d'ali (alle volte nere, alle volte bianche) sulla schiena, forse un residuo di quando mi dicevano (per via della mia corporatura molto ossuta) che avevo "le alucce". Io credo che invece sia una mia impressione. Non voglio essere un "umano". Sinceramente mi fa ribrezzo pensare di appartenere a una razza del genere. Preferirei essere qualcos'altro. Il vento. Il mare. Una creatura mitologica. Ma tanto lo so che sono un essere umano. Con le orecchie da elfo, ma sempre umano.
Essere umani non è male. Avvolte. Ci sono cose che ha fatto l'umanità che mi fanno sentire fiero di farne parte. Persone che hanno fatto, detto, scritto, composto, dipinto, costruito cose che mi impressionano molto. L'unica cosa che non accetto è la stupidità della (purtroppo) maggior parte di "noi". Ma non ne voglio parlare. Un'ora al computer costa € 1.50 e i miei liquidi sono contati.

E' da un po' che mi accorgo di cose, che prima mi sembravano banalmente normali e insignificanti. Ad esempio quelle girandole colorate che girano sul balcone di quell'appartamento laggiù. Una riflette anche la luce del sole. E anche se il vento è freddo oggi, non mi dispiace sentire la brezza e vedere le girandole girare.

Il vento. Non so se amo più il vento o l'acqua. Forse il vento. Quando soffia muovo le dita come se l'aria che ci soffia attraverso fosse una specie di filo. E mi piace ascoltare il vento. Quando soffia leggero tra le fronde degli alberi. Quando ulula prima dell'arrivo della pioggia. Soprattutto allora lo adoro. Ti soffia intorno, quasi volesse portarti via. Mi piacerebbe se lo facesse. Ma non si può vivere nel vento.

Guardo giù per la via e vedo una chiesa fatta di mattoni rossi con delle statue di pietra grigia. Non sono mai andato fino a quella chiesa. Prima d'ora. E' la chiesa di Giulia di Barolo (dedicata, credo, alla marchesa Giulia Carmot di Barolo) e davanti c'è scritta una cortissima storia della marchesa in questione. Chissà, forse sono io che sono cresciuto praticamente solo con la mamma, ma penso che le donne siano leggermente superiori agli uomini. Di poco, le differenze non sono grandi ma si sentono.
E quindi ho esplorato anche questa parte di Torino. Le chiese mi affascinano. Non tanto per il loro scopo che per l'architettura. Sono edifici bellissimi. Racchiudono dentro le loro pietre, le loro fondamenta, le loro decorazioni tutta la fede di chi le ha erette, di chi vi ci prega. Si sente un'atmosfera quasi mistica nelle chiese. Tranne se c'è il parroco che parla. Non amo la "chiesa" nel senso di istituzione.

Io credo nell'energia universale, come ho detto qualche giorno fa, e in seguito a questo alla rinascita. Credo negli spiriti naturali (cattivi o buoni che siano), credo che ci sia un equilibrio e che nulla e nessuno sia per se buono o cattivo. O forse sì... alle volte dubito fortemente.
A cosa non credo però mi è molto chiaro: Non credo alla violenza, non credo a una "vera religione", non credo a un Dio onnipotente o meglio non nel senso del cristianesimo. Non credo che Gesù fosse divino, ma molto umano. Magari con un senso elevato per il "sovrannaturale", per la spiritualità. Ma era un uomo come un altro.
E' stato colui che ha capito che credere a un Dio severo, che punisce senza pietà chi non lo segue, non era giusto. Gesù ha sicuramente vissuto, è esistito. Ma il cristianesimo da molto tempo ormai non segue più le sue parole, ma quelle trasmesse da altri uomini che le hanno interpretate come meglio credevano, ovviamente. E come loro, ognuno che crede nel cristianesimo deve essere libero di decidere per se stesso (e MAI per altri) come interpretare le "parole di Dio". Per questo, se devo proprio essere cristiano, preferisco i protestanti.
Ma ricordiamoci solo però le atrocità accadute in nome di Cristo. Farsi qualche domanda mi sembra lecito, anzi, doveroso.

La mia ora ormai è finita. Ho scritto i miei pensieri, sono felice. Non ho bisogno che qualcuno legga le mie parole, ne che le commenti per forza. Mi basta scrivere. E se qualcuno legge e commenta, ben venga.

giovedì 15 marzo 2012

雄風 Yuufuu

Nuvole nere all'orizzonte. Sembrano minacciose. Ma a est il cielo è azzurro e il sole sta sorgendo.

È molto presto. Le sette del mattino. Almeno vado a lezione...
La giornata passa velocemente, tra testi e filmati sugli anni 50 negli States e Amleto. Continuo a adorare Shakespeare e i suoi pezzi. Quando il professore però dice "State zitti, altrimenti non si capisce un cazzo" rimango un po' perplesso...
Ma in tutto e per tutto è una bella giornata. Doveva esserlo.

Uno specchio. La luce splendente del sole si riflette sulla sua superficie. Il mondo sembra bellissimo. Ho sempre pensato che le immagini riflesse fossero più belle dell'originale. E poi... senza preavviso il vetro si rompe in mille pezzi. Le scheggie mi feriscono, tagliano le mie mani, le gunacie. Si conficcano nella mia pella, lasciando un dolore allucinante. Ma non sento niente. Ormai della bella immagine specchiata non resta che la cornice nera e triste. Non sento altro che il dolore atroce al cuore, lo stomaco chiuso, la voglia di piangere anche se non riesco. Mi vergogno.
Un lampo al ciel sereno. Un colpo mentre stai volando verso l'alto. Già. E ti lascia vuoto, solo le sensazioni che ho descritto riescono a farsi sentire. Dopo un po' mi calmo. Il solo pensiero a quella sensazione, quel vuoto, mi fa sentire un peso sul cuore. E poi basta solo una parola, un abbraccio, un bacio, un bel sogno da raccontare. Tutto torna come prima. O quasi. Resta il ricordo.

Spero che il mio compleanno sia la giornata che mi auguro. Voglio solo stare con le persone che amo, gli amici veri, l'amore della mia vita. Rilassarmi. Oh sì, rilassarmi. Ne ho davvero bisogno. Già solo il pensiero delle bolle e dell'acqua calda mi fanno scivolare verso l'alto. Che i kami mi assistano e mi portino fortuna...

Mi fa ridere quel piccolo passerotto sulla ringhiera: Sembra stiracchiarsi. Apre l'ala e poi si scuote e cinguetta. Dolce piccolo spirito libero che vibra nell'aria.

martedì 13 marzo 2012

夕風 Yuukaze

Nel cielo notturno brillano due stelle allineate. Due pianeti. Forse.
Oggi è stata una giornata un po' così. Corta e lunga allo stesso tempo. Noiosa in quelle ore di università questo pomeriggio. Almeno adesso so che Bunga Bunga in inglese non si può tradurre...


In bacheca leggo il seguente annuncio, scritto azzurro su bianco:

Persi OCCHIALI DA SOLE VOGUE
non valgono niente, hanno solo un valore affettivo!
Chi li abbia trovati per favore contattare Sara
con numero 3400000000
Sta nella vostra coscienza!

Rimango perplesso. Il fatto che leggo "Vogue" (anche sottolineato) e dopo "non valgono niente, solo un valore affettivo" mi fa solo... pena? Nel caso qualcuno avesse trovato questi occhiali senza sapere se valessero qualcosa, allora leggendo l'annuncio avrebbe capito subito. Per non parlare della "coscienza" (tralasciando quel "abbia trovati" che mi fa senso, anche se non sono sicuro sia sbagliato). Che qualcosa stesse "sulla coscienza" lo sapevo, ma dentro...? Povera Sara, mi sa che i tuoi preziosi occhiali non terneranno più.

Nell'autobus per tornare a casa trovo tre ragazzi seduti in gruppetto. Sui sedicianni, forse un po' di più. Ormai non riesco a stimare bene l'età della gente. Capelli col gel, scarpe allacciate (per così dire) dietro alla linguetta, pantaloni da ginnastica, colori sgargianti. Rumorosi. Molto rumorosi. Uno ride apposta come se fosse un maiale. L'altro sbatte il mazzo di chiavi contro la sedia di plastica dell'autobus diroccato. E mi sorge una domanda: ma perché?

Cosa cerca un "giovane d'oggi" nel gruppo dei "truzzi"? Cosa lo spinge a mettersi pantaloni lunghi e canotte? Le canotte poi... ha davvero caldo anche se abbiamo massimo 14°C? Ti rende "figo" portare una catena d'accaio con una croce? Ma lo sai che significato ha una croce, un qualsiasi simbolo che porti? Quale senso nascosto ha questo... orientamento? Misteri della vita... Ci sarà sicuramente qualcuno che mi saprà dire questo e quest'altro sui "truzzi", ma non credo capirò mai cosa sia così attraente nel fatto di esserlo...

Ormai ho capito che sono "fuori stagione". Una volta i "giovani" avevano rispetto per quelli più grandi. Una volta. Sono passato alla "vecchia generazione". In fondo, biologicamente e teoreticamente parlando, potrei avere dei figli a questo punto della mia vita (e quando sono nato io, mio papà aveva la mia età, in effetti). La pratica ovviamente è quella più difficile da convincere. Sinceramente non sono nemmeno pronto per affrontare la paternità... Anche se non credo ci sia cosa più bella. Un giorno, chissà...

 Il lavoro. Avere un lavoro che paga bene, che piace, ecc. non è un mio sogno o meglio: non è un mio obbiettivo ultimo, bensì un altro mezzo per arrivare a ciò che voglio forse da sempre: avere una famiglia, avere una casa, poter vivere. Idee antiquate forse, ma in molte cose credo di essere rimasto "uno di altri tempi". Tramandazione di famiglia.

"Giovane, quanto valore ha la verità?", mi cerca di fermare un signore per strada.
Sorrido. "Boh, dipende..." rispondo e continuo il mio cammino per tornare a casa.

lunedì 12 marzo 2012

軟風 Nanpuu

Ormai è arrivata... La primavera. Il sole caldo. Il risveglio del mondo.
La brezza che scivola giù dalla collina della Maddalena è calda, ma ancora porta il ricordo della neve che è caduta nemmeno tanto tempo fà.
Mi appoggio al tronco dell'albicocco nel giardino. L'anno scorso non ha fatto frutti, ma quest'anno è pieno di boccioli e alcuni sono già fioriti. Piccoli fiori dal colore tra il bianco e il rosa. Chiudo gli occhi.

La mia decisione di andare a vivere per conto mio si rafforza sempre più. Mi sento un parassita a stare ancora "ospite" a casa della cugina di mia madre. E in fondo, anche se siamo parenti, non è ne casa mia, ne la mia famiglia. Ho bisogno di libertà. Di lavorare per pagare l'affitto. Di vivere. Adesso sono ancora sospeso tra la comodità di avere tutto servito su un piatto d'argento e la voglia di fare a modo mio. Penso sia ora di spiccare il volo.

Intanto penso. Penso alla terra. Agli spiriti che ci circondano. A quell'ombra bianca che da un paio di giorni intravedo con la coda dell'occhio, troppo veloce per capire cos'è.
La terra è come una madre per l'essere umano. E l'essere umano è figlio della terra e come tanti figli, sfrutta il proprio genitore, anche ferendolo. Ma la madre terra ci perdona, perché siamo suoi figli. E anche se si arrabbia, se ci sono catastrofi immense alle volte, manda sempre e comunque la primavera. Ci fa vedere spettacoli meravigliosi come la fioritura dei cigliegi, lo sbocciare dei semi che abbiamo piantato. L'uomo si dovrebbe limitare. Non deve neanche rinunciare a niente. Deve solo trovare un equilibrio con questo nostro ecosistema. Ne sarebbe capace in fin dei conti. Allora perché non lo fa?

L'essere umano non è un mondo a parte. Non capisco perché alle volte la gente pensi che "l'uomo" sia superiore, la corona della creazione. L'uomo è un animale. Un mammifero. "Evoluto"...  chissà quanto. In fondo, le scoperte dell'uomo, le sue invenzioni, non sono sue creazioni. Ha solo trovato un modo di usare qualcosa che c'era, che c'è sempre stata.
Le onde radio non le ha create l'uomo. La penicillina non l'ha creata l'uomo. Il vapore delle prime macchine non l'ha creato l'uomo. La gravità non l'ha creata l'uomo e la sua formula è solo un'altra forma per descriverla. Tutta la scienza c'era già da sempre, solo che l'uomo non era in grado di capirla. Per questo però ha il diritto di chiamarsi "corona della creazione"? Se Dio è un essere perfetto, come mai ha creato l'uomo, l'essere più imperfetto che esista sulla terra? Allora Dio non è perfetto. E forse l'ha pensato già qualcuno di più inteligente di me e più famoso di me, ma non importa.

Una legge della fisica dice: L'energia non va mai persa, cambia solo forma. È una legge universale. L'anima è un'energia, l'energia dei sentimenti, dei pensieri e così via. Allora è molto più sensato pensare che l'anima dopo alla nostra morte torni in un'altra forma, rinasca ancora e ancora. Perché se andasse in "cielo", in "paradiso", all' "inferno" allora la sua energia verrebbe persa per sempre. E se quindi viene persa energia ogni volta che muore qualcuno (e intendo anche le "cose"), da dove viene l'energia che è intrinsica a una nuova vita, un nuovo essere?

Mi stacco dai miei pensieri e mi preparo per andare a lezione. Nel vento, nel cuore, sento un legame con ciò che mi circonda. Avevo dimenticato questa sensazione. Anche il rumore delle automobili, il fruscio dell'aria che smuovono, tutto mi sembra parte della natura.

Se solo l'umano capisse che tutto ha un limite...